domenica 11 febbraio 2018

Estratto da ControCorrente - monologo: C'è sempre un pezzo di stoffa in meno



" C’è sempre un pezzo di stoffa in meno che fa la differenza. Quella piccola parte in eccesso che non chiede che d’essere amputata. C’è sempre un pezzo di stoffa in meno che può determinare un netto passo avanti. C’è una porzione di qualcosa, calco magnetico, marmo grezzo a cui sottrarre essenza, qualcosa dal quale far nascere un originale. Nascita predestinata che attende la luce. La differenza rende essenziale l’impuro, rende unico l’ineccepibile. C’è sempre un pezzo di stoffa in meno che cambierà i conti: un piccolo tassello da scardinare a cui imporre il nuovo. Quel pezzo di stoffa è sempre lì annidato da qualche parte, gioca con me, mi prende in giro, si nasconde dietro le pieghe del corpo. Per quanto mi accanisca a volte non è mai abbastanza, quello che faccio non è mai abbastanza. Non è mai stato abbastanza. Non lo è ancora! "

- Monologo tratto dall’opera ControCorrente, tra storia e stile. Testo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel -


domenica 4 febbraio 2018

Iluzie e l’illusoria riconquista della speranza


recensione di Anita Malagrinò Mustica

Ricordi? Tempo fa, 
Quando con te non avevi molto, 
ma la tua mente era ricca 
e ti teneva compagnia 
raccontandoti le sue fiabe d’argento. 
All’ora tu eri felice con poco, 
e di chimere cospargevi il tuo corpo 
per sentire meno la tua debolezza. 
Che fine ha fatto il ragazzo di un tempo? 

Lorena Liberatore, Iluzie, ATTO I, Scena Quinta 


 Lorena Liberatore, artista intraprendente, versatile e curiosa, da anni, si dedica allo studio dell’arte drammatica, alla composizione di testi capaci di trasmettere l’evanescente e impercettibile bellezza dell’arte prossemica. 

 Lorena (la cui ultima opera è uscita appena pochi giorni fa per i tipi della cassanese “Messaggi Edizioni”, con il titolo ControCorrente. Tra storia e stile – Spettacolo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel), dopo la pubblicazione di un saggio su Carmelo Bene (Il Salento metafisico di Carmelo Bene, vincitore della XXIX edizione del Premio Internazionale di Letteratura e Poesia “Nuove Lettere” 2013, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Napoli) e di un volume di poesie e soliloqui per il teatro (Deliria), entrambi editi da FaLvision, dona al suo affezionato pubblico un’opera teatrale di singolare originalità e profondità.

 ILUZIE è un testo teatrale dal sapore fantasy e musicale, un testo sperimentale che gioca con la comicità e i generi letterari, il tutto mescolato ad atmosfere musicali rock e cinema. 

 Attraverso gli occhi del protagonista di questa tragicommedia, Iluzie, il lettore è totalmente inglobato in una realtà surreale, in cui si manifesta l’eccelso eclettismo dell’autrice. Un’accusata e minuziosa analisi della società contemporanea, in cui rientrano svariate tematiche e che, inevitabilmente, conduce ad una riflessione disincantata e realista. Una tragicommedia tutta umana, uno straordinario testo capace di far confluire, tra le poche pagine, tutta la malinconia di un Io costretto a misurarsi con la contingenza di un futuro vago e indefinito, usando termini leopardiani, e quasi asetticamente impercettibile. 

 Iluzie appare totalmente attanagliato, intrappolato in una gabbia di insoddisfazioni, rimorsi e frustrazioni. È tormentato da un passato sconfitto da un eccessivo materialismo, che ha relegato i suoi sogni, costringendoli a soccombere, ad annegare nel mare oscuro dell’oblio. 

 L’arte, l’amore per la bellezza soppiantati dalla crudeltà del rigoroso e incontestabile pragmatismo, da una logica monopolizzata dall’utilitarismo economico e priva di valori autentici, di cui Iluzie sente un bisogno vitale. 

 Osservando i fuochi fatui delle sue ambizioni, desideroso di riscoprire il contenuto ermetico del suo cuore, Iluzie intraprende una sorta di viaggio dantesco, per recuperare i suoi sogni, incatenati dall’onirica rassegnazione della sua involontaria inettitudine. 

 Lotta, lotta con tutte le sue forze per fuggire da una specie di angoscia kierkegaardiana e esamina profondamente i labili stadi della sua esistenza, analizzando, in chiave psicologica, le sue paure passate e presenti, sottoponendosi ad una specie di processo kafkiano. 

 Un’ambientazione surreale, personaggi sfuggenti e nebulosi, proiettati sulla linea d’ombra delle indecisioni di Iluzie. Tante le situazioni, i colpi di scena che si affastellano nel labirinto dei sentimenti e delle passioni, in un alternarsi di battute strutturate in base ad una stupefacente conoscenza della tecnica recitativa. L’intero impianto, infatti, sembra proiettarsi nella mente del lettore, arrivando persino ad esprimersi nella regressione del punto di vista dell’autrice che, quasi fiabescamente, s’impone nell’ultimo atto, andando a sostituirsi a quello del protagonista con una tecnica metamorfica che stupirà i futuri lettori. 

 Un’opera teatrale che gioca con illusioni obnubilate e palpitanti, in grado di trasfondere speranza attraverso lo straordinario titanismo del protagonista. Questa opera teatrale non va semplicemente letta, nella speranza di una futura rappresentazione, ma associata al reale disagio della nostra esistenza che, oggi come ieri, ha bisogno di rimanere saldamente ancorata ai sogni più autentici, in modo tale che sia resa possibile una fuga dall’atroce solitudine e da un sistema nichilista e irrilevante, malato di caducità e esiguità.


venerdì 2 febbraio 2018

Tratto dall’introduzione all’opera “ControCorrente, tra storia e stile”, testo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel


La storia legata a questo testo teatrale è semplice, e anche sfortunata. Per “storia” non mi riferisco alla “trama” ma al contesto reale che ha circondato, con tutte le sue vicende, la scrittura di questo piccolo volume e di uno spettacolo che ad oggi non ha ancora visto la luce. Infatti, nel 2014 mi fu proposto di scrivere un testo per teatro dedicato alla storica icona della moda, Coco Chanel, e curarne la regia. Una di quelle idee buttate lì senza pretesa, come i semi sparsi dal vento, o come quei progetti che talvolta si delineano in un bar, sollecitati dall’entusiasmo della gradita compagnia di qualcosa da bere e di qualche buon amico!
In origine, tutto doveva reggersi sull’alternanza e il dialogo di due personaggi, due donne, che in corso di scrittura diventarono la stessa Chanel e una studentessa (Lea), la quale avrebbe rivestito il ruolo di narratrice, o qualcosa di molto simile; ad alternare monologhi e dialoghi, sette brani che avrebbero dovuto permettere allo spettatore di immedesimarsi nelle atmosfere d’epoca. Quest’ultimi avrebbero poi occupato il palco nella viva presenza di un fisarmonicista e una cantante, accompagnando, quindi, le fasi più importanti della vita dalla nota protagonista, e in qualche modo suddividendo lo spettacolo in segmenti di interiorità e temporali.
Ho voluto descrivere Coco Chanel non come semplice stilista – di grande intelligenza e intraprendenza, e che ha anticipato le epoche rivoluzionando una moda ormai stantia -, o non solo, ma soprattutto come donna, e con tutto il bagaglio esperienziale che ha portato con sé con indubbio stile. Insomma: la straordinaria vita di una donna fuori dagli schemi. Inoltre, ho scelto di ridare alla protagonista il suo nome di nascita tanto rinnegato, Gabrielle, per annullare ogni possibile distanza e perché sul palco si muovesse, appunto, una presenza familiare in carne ed ossa, non un personaggio famoso e irraggiungibile.
Il terzo personaggio degno di nota e attivo in questa storia, nato in corso di scrittura, è totalmente frutto della fantasia: mi seduceva l’idea che, nonostante l’innato e giustificato odio di Gabrielle verso il mondo dell’orfanotrofio e la sua severità, tra quelle rigide donne votate a Dio e con le quali era cresciuta, avesse comunque trovato una figura nella quale identificare una presenza a suo modo “materna”. Certo, se questo fosse in qualche modo avvenuto, non poteva non essere suggellato da un rapporto odio/amore, forse anche al limite della nevrosi umana. Ed ecco qui Suor Claire inserviente, tuttofare, donna di casa, confidente e complice. E in una visione ribaltata e un po’ “perversa”, anche alter ego della protagonista.
A questo punto è doveroso citare la mia compagna di viaggio, e anche un po’ di sventure: Maria Campanelli. Personalità eclettica e creativa, appassionata di moda, teatro e fotografia, laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” con una tesi dal titolo “Coco Gabrielle Chanel. Chanel il mito, oltre gli stereotipi”; nel nostro spettacolo “abortito” – come direbbe Carmelo Bene – aveva curato lo stile di Gabrielle, dal trucco all’acconciatura, dal vestiario alle gestualità, rivestendone i panni come attrice protagonista. Ci eravamo conosciute in occasione di uno spettacolo a cui partecipammo in veste di “giovani attrici”: fu una delle nostre prime esperienze teatrali, dal titolo “I Fili della Memoria” e tenutasi nel 2005 presso il castello di Gioia del Colle, a conclusione di un laboratorio teatrale dell’Ateneo barese.
In questo nostro progetto, Maria sul palco era una degna Coco/Gabrielle, di questo ne è testimone un book fotografico a tema ideato e curato dalla stessa Maria e realizzato da Pietro Defrenza. Tali immagini sarebbero servite per la locandina e la scenografia, all’occorrenza proiettate sul fondo scena.
La rappresentazione avrebbe dovuto tenersi a fine 2016, ma la fortuna non fu dalla nostra parte. Infatti, pochi mesi prima che vedesse la luce questo lavoro, fummo costrette ad annullare tutto, a rinunciarvi per problemi personali di alcune di noi, problemi che non permettevano altra scelta.
Non riuscimmo più a riprendere le fila di questo spettacolo, ormai alla deriva. Sembrava proprio che non fosse destino, o forse non era il momento. Per questo ci arrendemmo e rimandammo a tempi migliori.
Ci resta un testo e un lavoro fotografico che meriterebbero attenzione. […] Forse un domani questo progetto vivrà anche su palco, ma oggi è qui a portata di lettore.

Lorena Liberatore

– Tratto dall’introduzione all’opera “ControCorrente, tra storia e stile”, testo teatrale liberamente ispirato alla vita di Coco Chanel –






sabato 4 novembre 2017

Nominato il nuovo Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie

Il Santo Padre Francesco ha nominato Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie (Italia) il Rev.do Mons. Leonardo D’Ascenzo, del clero della diocesi di Velletri-Segni, finora Rettore del Seminario Regionale “Pontificio Collegio Leoniano” di Anagni.

auguri a S. Eccellenza Rev.dissima 
Mons. Leonardo D’Ascenzo

Il Rev.do Mons. Leonardo D’Ascenzo è nato il 31 agosto 1961 a Valmontone, provincia di Roma e diocesi di Velletri-Segni. Dopo la maturità all’Istituto Tecnico Industriale Statale, è entrato nel Seminario Regionale “Pontificio Collegio Leoniano” di Anagni per gli studi filosofici e teologici, proseguiti successivamente presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ha ottenuto la Licenza in Teologia Dogmatica e il Magistero in Scienze della Formazione. Presso il Teresianum ha conseguito il Dottorato in Teologia Spirituale.
Ordinato sacerdote il 5 luglio 1986 per la diocesi di Velletri-Segni, è stato Vicario parrocchiale di Santa Maria a Segni, Parroco di Santa Croce ad Artena, Vicario parrocchiale della Cattedrale di San Clemente a Velletri. È stato prima Assistente diocesano dell’Azione Cattolica dei Ragazzi e poi Assistente unitario.
È stato inoltre Padre Spirituale, Vicerettore e poi Direttore Responsabile dell’Anno Propedeutico nel “Pontificio Collegio Leoniano” di Anagni.
È stato Direttore del Centro Vocazioni, sia diocesano che regionale, e Vicedirettore del Centro Nazionale per le Vocazioni della Conferenza Episcopale Italiana.
È Docente di Teologia Spirituale presso il “Pontificio Collegio Leoniano” e collaboratore della parrocchia Santa Barbara di Colleferro. Dal 21 febbraio 2004 è Cappellano di Sua Santità.
Nel luglio 2015 è stato nominato Rettore del “Pontificio Collegio Leoniano” di Anagni.